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Buddismo in Giappone dalla Sua Diffusione ad Oggi - Seconda Parte -

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buddhism image religion


Riprendiamo con la seconda parte della nostra esplorazione sul Buddismo in Giappone dalle sue origini al giorno d'oggi. Lo analizzeremo attraverso la sua diffusione, i passaggi e i personaggi che ne hanno permesso un'integrazione così profonda con i giapponesi.


Immagini e conoscenza.

La società giapponese dell'epoca (intorno al 552 d.c) era scarsamente alfabetizzata e quindi per comunicare la diffusione di molte novità, soprattutto se queste avrebbero inciso sul loro modo di vivere, si utilizzavano le immagini e questo sistema è stato usato anche dal buddhismo, basando così la sua diffusione su riti, sculture, pitture e architettura del sacro.

Il tempio, che custodiva la statua del Buddha, diventava il centro nevralgico di ogni liturgia, l'eleganza enigmatica della statua e il suo simbolismo emanavano un'aura di benessere sui fedeli riuniti in preghiera. Quando queste statue venivano collocate nel tempio si celebravano delle solenni cerimonie perché l'Illuminato, che la statua sarebbe andata a rappresentare, la possedesse e la animasse per poter dare ispirazione, serenità e benessere alla popolazione e davanti ad essa i monaci avrebbero intonato le letture dei sutra, suonato musiche sacre, avrebbero meditato e insegnato ai fedeli la Via, e dove portare le loro offerte.

buddhis monk service 

Il tempo, passando, fece aumentare gradualmente e continuamente la conoscenza della dottrina nella popolazione ma ai monaci, intenti a studiare meticolosamente i testi sacri per capirne fino in fondo la complessità teoretica, non piaceva molto il metodo di divulgazione con sistemi solamente ad immagini perché queste si basavano su una forma di linguaggio puramente estetico, emotivo, che andava bene per il rafforzamento della fede ma non era per niente utile per quello che riguardava Il Sapere. Spesso capitava che i monaci denunciassero le immagini come una rappresentazione di mediazione tra il reale e l'irreale delle illusioni e quindi decisero per un controllo molto stretto della iconografia sacra con la creazione di un codice di simboli mirati, però questo non impedì alle immagini buddhiste di potersi migliorare e aumentare il loro valore di ricchezza espressiva.

La statua stessa del Buddha rientra in quelle immagini, potenti, che il fedele osserva, egli vede il Buddha con i trentadue segni maggiori e gli ottanta minori della perfezione spirituale, il corpo ricoperto d'oro, metallo prezioso e che non viene attaccato dalla ruggine e questo a confermare la sua natura eterna, assoluta, incorruttibile e portatrice di luce e verità nel mondo. Ma a tutto questo si vanno ad utilizzare anche simbologie astratte come il fiore di loto, l'albero dell'illuminazione, il trono della suprema regalità, la ruota del Dharma, che vanno a richiamare tutti i suoi momenti più importanti della sua vita terrena, e tutto questo era un veicolo fatto di immagini che prendeva praticamente il fedele per mano accompagnandolo nel suo cammino alla ricerca della verità.

Il Buddha rappresentato con le fattezze umane esprimeva, secondo l'iconografia buddhista, un'idea già radicata nel mondo religioso giapponese che dava all'uomo una natura divina, che l'assoluto e il relativo avevano un legame di profonda identità, ma quello che era più immediato come messaggio che emanava la statua era il pervasivo senso di pace, di serenità, di calma trasmesso da quel leggero ed enigmatico sorriso. Questo consegnava all'immaginario tradizionale l'idea che la divinità possedesse una natura assolutamente benevola pronta a soccorrere l'uomo, in tutte le sue debolezze, con i suoi poteri miracolosi e non è un caso che uno dei centri religiosi più importanti, il Todaiji 東大寺, ospiti Yakushi nyorai薬師如来 , o Yakushiruriko nyorai 薬師瑠璃光如来, il Buddha della Medicina e le azioni misericordiose che l'Illuminato compiva non si dovevano ricercare nei riti ben eseguiti e che quindi l'avrebbero acquietato, ma bensì, ad una azione puramente gratuita, spontanea frutto della sua perfezione spirituale.

ruota dharma buddismoLa Ruota del Dharma

  

Il diffondersi della scultura e della pittura buddhista in Giappone permise di aprire e sperimentare un'estetica del sacro completamente nuovo, infatti, gli antichi culti dedicati ai Kami non erano rappresentati con le immagini e l'arrivo del buddhismo fece sì che anche l'immaginario shintoista venne coinvolto a tal punto che ad esso rimase strettamente legato, esempio lampante di questo nuovo corso è appunto il caso del Dio Hachiman a Usa dato che è stato uno dei primissimi Kami ad essere raffigurato in una scultura.

Ma non solo l'arte fu influenzata dal buddhismo, anche l'architettura subì il suo influsso, ad esempio, la pagoda, to 塔 il monumento edificio che va a contenere e conservare le reliquie di un Illuminato, aveva il compito di richiamare la grandezza del fondatore e farne sentire di più il ricordo, ma alcuni testi spiegano anche che non era unicamente un luogo di venerazione e culto per i resti di un corpo santo che contiene, ma data la sua forma, è presa come indicazione verso l'illuminazione resa visibile dal grado di perfezione e qualità di ogni livello della sua struttura.

Alcuni scavi eseguiti nel sito della pagoda di Asukadera hanno messo in risalto la linea di continuità tra tradizione e innovamento dell'architettura sacra dato che alla base di essa sono stati ritrovati resti di uno scrigno d'oro che andava a contenere le reliquie, ma quello che più ha creato attenzione, è stato il ritrovamento sotto il pilone centrale di oggetti, spade di bronzo, specchi ecc. che erano parte di culti arcaici del Giappone, culti arcaici e pagoda, tradizione e innovamento, il Giappone viaggiava verso la sua metamorfosi sociale, religiosa e politica.

buddha Asuka dera Il Grande Buddha di Asuka-dera 飛鳥寺

 Il principe Shotoku 聖徳太子, Umayado no oji.

Nella prima parte, si era accennato al principe Shotoku, ma chi era e quale è stato il suo contributo per la divulgazione del buddhismo.

Era nipote della sovrana Suiko e fu proclamato reggente al trono nel 592, siamo nel Periodo Asuka, e assunse una dimensione mitica, semidivina, viene descritto come un fervente buddhista e nel Nihonshoki 日本書紀 si racconta che il principe Yamashiro, figlio del principe Shotoku, ebbe a dire di lui: << Quando mio padre era in punto di morte ci disse “ Evitate ogni male, fate ogni forma di bene “ >>  che era la citazione di una famosissima espressione buddhista.
La sua figura divenne così importante nell'immaginario giapponese perchè in quell'epoca il buddhismo era in fase di espansione e aveva bisogno di una figura importate che lo divulgasse e che traghettasse una religione magica, ritualistica, gestita nella vecchia ottica dei clan a una Via di salvezza universale, insegnata, praticata e valorizzata da un sovrano Illuminato.

La figura e la memoria di Shotoku Taishi fu ingigantita per fare di lui il sovrano buddhista che attraverso analogie simboliche andava a rinnovare il mito del primo sovrano divino in terra, Ninigi no Mikoto 瓊瓊杵尊, esaltato e venerato dalla tradizione shintoista. Venne idealizzato come un sovrano saggio, modello di virtù per i sudditi, difensore della pace e che univa la conoscenza delle Tre Vie: Confucio, Buddha e Dao. 

Prince Shotoku taishiIl Principe Shotoku Taishi 厩戸皇子

Nel Nihonshoki, si menziona il fatto che fu proprio il principe Shotoku ad instaurare relazioni con i cinesi con ambascerie ufficiali alla ricerca di nuovi testi religiosi, e nuove conoscenze in campo amministrativo e scientifico. Sempre a Lui vengono attribuite le prime grandi riforme dello stato componendo “ La Costituzione dei 17 Articoli , Jushichijo kenpo 十七条憲法 “ dove gli ideali buddhisti vengono scelti come principi   di guida che un sovrano deve avere per il bene del suo popolo, ma fu protagonista anche di un'altro importante testo, il Sangyogisho 三経義疏, un commentario, che è diviso in tre testi  Hokke Gisho法華義疏 , lo Shomangyo Gisho 勝鬘経義疏 e lo Yuimagyo Gisho維摩経義疏 , il Sutra del Loto.

Questi testi siano poi stati scritti effettivamente tutti dal principe non è certificato completamente dato che alcuni pensano che siano stati monaci vicino a lui ad esserne gli autori. Resta il fatto che l'esposizione di questi testi rilevava una profonda conoscenza della dottrina e i sutra che si commentano non sono stati presi a caso perché tutti fanno forza su quello che sono i fondamentali della religione buddhista soprattutto il più famoso Sutra del Loto che sarà la fonte di ispirazione di tanti maestri di pensiero. Si è creata una situazione dove l'attrattiva per il buddhismo è fortissima perché insegna che l'Illuminazione è raggiungibile anche in questa vita e dai monaci così come dai laici, dalle donne come dagli uomini dato che la natura di ogni essere è intrinsecamente pura e in ognuno di noi vi è la luce della Verità Ultima.

sutra del loto                                        Parte del Sutra del Loto, opera custodita presso il Tokyo National Museum.

Ritorna a leggere la prima parte de "Buddismo in Giappone dalla sua diffusione ad Oggi" così da poter aver a disposizione l'insieme della storia.

 

 

 

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