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Isola Hashima 端島 Patrimonio UNESCO

isola hashima

 Il vasto arcipelago di Nagasaki, formato da più di 500 isole, ne ospita una molto particolare e di valenza storica importante per l'industrializzazione della stessa Nagasaki: l'isola di Hashima o anche Gunkanjima 軍艦島.
Quest'isola era il più importante centro minerario del Giappone la sua superficie, che misurava 480m. di lunghezza per 150m. di larghezza, ospitava più di 5000 persone nel periodo di maggior utilizzo, il che vuol dire 1.391 abitanti per ettaro per la sola zona residenziale e 835 abitanti per ettaro in tutta  l'isola, davvero incredibile.

La storia di quest'isola risale agli ultimi anni dell'800 quando, una volta colonizzata dai giapponesi, si diede il via all'estrazione del carbone dai suoi giacimenti. La cosa iniziò ad attirare moltissima gente che andò a lavorare nelle miniere e questo fece si che arrivarono anche le famiglie di questi operai e ben presto la compagnia mineraria si trovo nell'esigenza di dare alloggio a tutte queste persone, che intanto continuavano ad aumentare.

Iniziò così un periodo di intensa urbanizzazione dell'isola, si costruirono edifici abitativi, ma anche tutto quello che serviva alla popolazione per il suo sostentamento, negozi, bar, cinema, un ospedale, scuole, un campo da baseball, un bordello, un tempio, ecc. il tutto per quasi 60.000m² di superficie edificata.

 

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                                                                                                              Mappa del sito di  Hashima 端島

 

Nonostante tutto la vita sull'isola era molto dura anche perché non si aveva la possibilità di auto produrre i generi di prima necessità quindi era tutto vincolato al rifornimento via mare e questo voleva dire che cera la possibilità di rimare, per lunghi periodi, senza beni di consumo soprattutto alimentari, questo perché l'isola si trova in una zona molto turbolenta in termini climatici con frequenti tempeste che durante l'anno colpivano l'isola, tanto che per almeno 160gg. durante l'anno le navi cariche di rifornimenti non potessero attraccare per il mare in tempesta e questo aggravava ancora di più la vita dei residenti già di per sé dura.

 

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                                                                                                              Momenti di vita quotidiana sull'isola

 

L'isola, tra i vari primati che la vedono protagonista, uno da non sottovalutare, è stata la prima città, perché praticamente così si può definire, che ha ospitato il primo edificio del Giappone costruito in cemento armato, edificato nel 1910.
Un altro primato non proprio invidiabile, dato che, l'isola non dava la possibilità di produrre il proprio fabbisogno alimentare, come quella ortofrutticolo a causa di un terreno sterile, si rifletteva anche su quello che potevano essere giardini o piccoli parchi. I bambini che sono nati lì non avevano mai visto un ciliegio in fiore o raccolto una mela dall'albero, non esistevano fiori o cespugli, persino le stagioni non avevano modo di essere notate nel loro cambiamento durante l'anno, proprio per la mancanza di alberi che potessero cambiare i loro colori nel cambiare delle stagioni.

 

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                                                                                        Momenti di svago e ritrovo nel piazzale dalla scuola

 

L'isola originaria ad un certo punto non era più in grado di ospitare l'alta concentrazione di persone che si stava creando così si decise per il suo ampliamento, che si concretizzò in sei fasi a partire dal 1893 concludendosi nel 1931, durante la seconda guerra mondiale una gran parte della popolazione maschile dell'isola fu chiamata al fronte e per sostituire la mano d'opera mancante si decise di utilizzare i prigionieri di guerra cinesi e coreani per continuare il lavoro di estrazione del carbone che aveva un ruolo principale per la creazione di energia da dare alle fabbriche impegnate durante il conflitto.

La decadenza dell'isola cominciò all'inizio degli anni '60 quando la domanda di carbone cominciava a diminuire sempre di più per l'avvento sul mercato del petrolio portando inevitabilmente al rallentamento della produzione con conseguente meno operai che venivano impegnati nelle mansioni di estrazione fino ad arrivare al 1973 quando il polo minerario fu chiuso definitivamente. Fu proprio in quell'anno che andò via l'ultimo operaio e da allora tutta l'isola venne abbandonata e nei cinquant'anni seguenti gli agenti atmosferici cominciarono il loro lavoro di erosione, fino a quando la prefettura di Nagasaki vietò in modo assoluto di andare a vederla proprio per la sua pericolosità, applicando per i trasgressori pene severe.

 

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                                                                               Parte del comprensorio edilizio ormai in decadenza

 

Nel 2009 questo divieto venne rimosso, così facendo prese vita una forma di turismo, guidato e a numero chiuso, solo alcuni settori dell'isola controllati e sicuri mentre tutte le altre parti rimangono off limits ai visitatori.

Dato il suo valore storico industriale l'UNESCO nel mese di luglio del 2005 la dichiarò Patrimonio Mondiale, questo per molti è considerato anche una sorta di riconoscimento per gli oltre 200 minatori morti durante il periodo di funzionamento della miniera.
 

 

 

Isola Hashima, Prefettura Nagasaki, Kyushu, Mauro Piacentini

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